Dizionario Geografico Angius - Casalis


Agricoltura. Le terre della regione doliese furono sempre rinomate per fertilità, e se l’arte fosse più intelligente i frutti sarebbero più copiosi.

L’ordinaria quantità della seminagione può computarsi ai numeri seguenti:

Starelli di grano 1300, d’orzo 350, di fave 450, di legumi 30, di lino 40.

Le dette quantità si moltiplicano ordinariamente al 12 quella del grano, al 14 quella dell’orzo, al 16 quella delle fave, a’ 18 quella de’ legumi.

Il lino produce molto, sì che ne sopravanza per venderlo ne’ paesi del campidano.

Come abbiam accennato a piè dell’abitato sono terre umide, le quali potrebbero con profitto de’ coloni e con miglioramento dell’aria essere adoperate alla cultura delle specie ortensi; ma si lasciano oziose ad appestar l’aria con i loro miasmi, e pochi coltivano alcune specie per i bisogni particolari.

Anche la cultura della vigna è assai negletta, e sebbene sieno siti ottimi alla medesima nelle piccole colline che sono a ponente i serdianesi non se ne prevalgono. O sia, o non sia buono il terreno che sta intorno al paese, in esso devon essere le vigne, e in esso continuano a tenersi.

Accade da questo che la vendemmia sia molto scarsa, e i vini di nessun pregio; quindi devono compire la provvista comprandone da s. Pantaleo e da Sicci.

Le uve più comuni sono le così dette, bovali, nuragus, semidanu, monica, girò, moscato, sinzillosu; le altre varietà bianche e rosse sono in menoma quantità.

È pure negletta la cultura degli alberi fruttiferi, e sono poche le specie e le loro varietà, assai ristretto il numero degli individui.

Le specie comuni sono mandorli, fichi, peri, susini, olivi.

Il totale delle piante di poco sorpasserà le tremila.

Gli olivi non sommano a una decina, non ostante che il clima sia a’ medesimi favorevolissimo.

Pastorizia. I pascoli di questo territorio permetterebbero che l’industria pastorale fosse più estesa; ma spesso in Sardegna i favori della natura restano inutili in tutto o in parte.

Il bestiame che i serdianesi hanno per il servigio rurale e domestico si riduce a buoi 269 che servono per l’agricoltura e per i carri, cavalli 70, asini 250. Molte famiglie ingrassano de’ majali per la provvista del lardo che è molto usato, per salsiccioni e salami.

Le donne hanno gran cura del pollame, onde ritraggono qualche parte per la sussistenza e qualche lucro.

Il bestiame rude numera vacche 450, pecore 4000, capre 2500, cavalli 100, porci 300.

Dalle vacche, come in quasi tutte le altre regioni della Sardegna meridionale, non si ha che il solo feto, al quale lasciano tutto il latte, nella persuasione che i vitelli e le vitelle riuscirebbero per scarsezza di nutrimento di debole complessione, se fosse loro tolta una parte del latte. Il che, se è vero, quando i pascoli sono scarsi, non lo è quando questi sono copiosi, come si avvera quasi sempre nelle stagioni umide. Da questo si può dedurre il poco frutto, che i proprietari ricavano dalla educazione di questa specie.

I formaggi sono di mediocre bontà per la malintesa manipolazione.

L’apicultura è niente curata da’ serdianesi, e forse non si hanno negli orti del paese più di 100 bugni.

Data di ultima modifica: 19/10/2016


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